Dal sogno e dalle buone pratiche… Guido Viale, economista

E’ più o meno trent’anni fa che alcuni di noi cominciarono a pensare e a parlare di raccolta differenziata. Sembrava un sogno, ma il disgusto e la rabbia per la quantità di materiali che vedevamo ogni giorno alimentare l’economia dello spreco lo sostenevano. Le incertezze erano molte: quante frazioni raccogliere separatamente? Quali erano veramente recuperabili? Che cosa fare della frazione organica? Chi mai avrebbe “lavorato” e rivenduto i materiali di risulta? Il primo testo italiano in proposito (Walter Ganapini, La risorsa rifiuti) era comparso solo nel 1978; ma certo non rispondeva a tutti questi interrogativi.

La raccolta differenziata sembrava un’utopia di alcuni sognatori. Poi, nel giro di pochi anni, alcuni sindaci intraprendenti hanno preso la cosa sul serio e l’hanno organizzata, con risultati promettenti se non ancora eccellenti. E presto sono diventati tanti da permettere a Legambiente di istituire una gara di emulazione – non di competizione. La differenza è importante: nell’emulazione ci si aiuta a vicenda; nella competizione ci si adopera per fregare il competitor – a chi ne faceva di più. E i risultati non sono mancati.

Da quel sogno e da quelle buone pratiche sono nati nel corso di soli vent’anni una cultura della sobrietà e dell’attenzione per i nostri consumi, un settore industriale del recupero, un programma di riduzione alla fonte di una dello spreco maggiore della nostra way of life, un progetto rivoluzionario di azzeramento completo della produzione di rifiuti attraverso il riciclo totale. Un progetto che oggi sta conquistando uno dopo l’altro cuori e menti della popolazione e un numero crescente di amministrazioni locali.

Ormai ci troviamo di fronte a un movimento mondiale che sta spazzando via non solo l’idea, la pratica e le speculazioni sulle maleodoranti discariche, ma anche l’idea cretina che il modo migliore per sbarazzarci dei nostri rifiuti sia bruciarli, recuperando una frazione infima del potenziale energetico che essi racchiudono e di quello impiegato per produrre i beni che li hanno generati; e riempiendo aria, acque e suolo di inquinanti incontrollabili. L’Italia è anche all’avanguardia nella messa a punto di tecnologie che consentono il recupero fino all’ultimo grammo dei rifiuti che produciamo.

Guido Viale, economista

 

 


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