I Comuni Ricicloni a quota 600 (1998-2003): nelle città del Nord vince il recupero energetico, ma l’industria del riciclo cresce più rapida

E’ il lustro della spaccatura dell’Italia in due, che si concluderà con la comparsa dei segnali positivi al sud, in Campania, la regione delle “emergenze” infinite. Dai 90 ricicloni dell’edizione del 1998 si arriverà agli oltre 600 di quella del 2003. Bellusco (MI) cederà lo scettro a Torre Boldone (BG) e Milano resterà ancorata al suo risultato.

Il 1° gennaio 1999 parte per legge la raccolta differenziata a livello nazionale e il compito di organizzarla spetta ai comuni. Il Conai e l’Anci sigleranno il primo Accordo Quadro definendo il corrispettivo per i rifiui di imballaggio raccolti separatamente che il Consorzio ritirerà presso le piattaforme convenzionate. Tra i ricicloni, avanzano le esperienze venete, soprattutto della provincia di Treviso e Verona, merito anche della minaccia dell’eco-tassa (tot al chilo di ciò che rimane da portare in discarica). La riduzione dei rifiuti non è però ancora entrata nell’agenda degli amministratori e la crescita del Pil spinge una crescita ancor maggiore della produzione dei rifiuti. Legambiente vuol premiare raccolta differenziata ma anche riciclo e la scheda di comunicazione dei dati per partecipare al concorso si completa con un questionario sui pubblici acquisti (richiamati da alcuni articoli del decreto Ronchi) anticipando il futuro d.m. 203/2003 sul GPP, i pubblici acquisti verdi.

Si inizia inoltre ad affermare il sistema consortile che garantisce economie di scala e risultati: nelle classifiche del dossier compare la prima lista di “consorzi ricicloni”, capeggiata dal Consorzio Provinciale Est Milano al 51,3%. Si consolida sempre più il Veneto, e il Piemonte si affaccia con la provincia di Novara. Nel 2000 compaiono, nelle classifiche dedicate al sud, il primo comune over 50% di raccolta differenziata, l’abruzzese Sant’Omero (TE) e il primo capoluogo con una raccolta differenziata a due cifre, Potenza, con il 10%.

Forti dei contributi statali erogati attraverso il “CIP6”, c’è chi punta sugli inceneritori come unica soluzione definitiva del problema: soprattutto in Lombardia, dove si costruiscono una serie di grandi inceneritori (il nuovo di Milano, Brescia, Trezzo sull’Adda e Parona): è nella regione più popolosa (e sprecona) d’Italia che si gioca la competizione tra recupero energetico e di materia.
Nel resto d’Italia non succede nulla o quasi. Anche nelle regioni del Nord resistono zone d’ombra: in Lombardia le province di Pavia e Brescia, la Liguria costantemente sotto traccia.

Complessivamente in discarica si porta ancora l’80% dei rifiuti italiani e si importano materie prime seconde dalla differenziazione dei rifiuti fatta in altri paesi. Ci si aspetta molto dall’imminente avvio a regime delle Convenzioni con i comuni e i consorzi di filiera in base all’accordo quadro Anci-Conai, frenato però dalla carenza impiantistica.

E’ Vairano Patenora (SA) la novità dell’edizione del 2002: seimila abitanti per il 78% di RD con al seguito qualche decina over 40%. L’anno successivo esploderà il caso Campania, con tutte le sue contraddizioni : il 97% dei comuni ricicloni del sud lo troveremo in questa regione. Si supererà così un preconcetto che voleva gli italiani del sud refrattari a comportamenti virtuosi e si traccerà la linea per i futuri anni in cui la Campania, nonostante le reiterate emergenze, costituirà la regione del meridione a maggior numero di ricicloni. La differenziata così, diremo nelle pagine del nostro dossier, “è arrivata prima dei forni, la maturità della popolazione prima del grande impianto, il sistema industriale prima della tecnologia”. Ma, mentre la Corte di Giustizia Europea classifica l’incenerimento alla stregua di un sistema di smaltimento, fatto salvo il recupero energetico della frazione residua, il governo italiano persevera con meccanismi di finanziamento che, di fatto, rendono più conveniente bruciare anziché riciclare.

 

 


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