L'italia che ricicla: vent'anni di comuni ricicloni

Vent’anni fa abbiamo iniziato a premiare i primi Comuni Ricicloni in Lombardia, nella sede di Legambiente, in un luminoso scantinato di Milano, città allora a rischio emergenza: un anno dopo montagne di sacchi neri di rifiuti rimasero per strada a causa del blocco ad oltranza delle discariche ad opera degli abitanti da noi spalleggiati. Venti anni non sono passati invano per una parte del Paese. Venti anni da allora, nel 2013, festeggiamo una Italia virtuosissima, ormai libera dai rifiuti: 330 Comuni che abbiamo definito “rifiuti free”, a cui rimane da smaltire meno di 75 chili di rifiuti pro capite all’anno. Un obiettivo che probabilmente l’Europa si proporrà per il 2050: ebbene, è quello che succede già, ad esempio, ad Empoli, con i suoi quasi 50 mila abitanti. Festeggiamo una Italia di 8 milioni di abitanti, 1300 Comuni, che sono in regola con gli attuali obiettivi europei: almeno il 65% di raccolta differenziata e avvio a recupero delle diverse frazioni di materiali. Mentre l’altra Italia (Roma inclusa) ancora non si è accorta che il mondo è cambiato, riempie cassonetti e discariche, finché può.

Tre le considerazioni che in occasione del ventennale vogliamo proporre ai nostri lettori:

Primo: i Comuni “rifiuti free”, l’eccellenza dei “ricicloni”. Quando si riesce a ridurre i rifiuti da smaltire dell’80/90%, rimane ben poco da fare per ridurli a zero. In analogia con i nuovi standard europei per le costruzioni immobiliari potremmo parlare di “quasi zero”. E’ già oggi possibile. Come è possibile aiutare i cittadini virtuosi con una diversa modulazione della tassa sui rifiuti (Tares) che premi chi riduce e differenzia, come chiede giustamente Stefano Ciafani, nel suo contributo.

Secondo: le voci nel deserto. Osservate la carta geografica tematica dell’Italia che vi proponiamo nel dossier. Accanto alle concentrazioni “riciclone” che ricoprono gran parte del Veneto, macchie del Piemonte e della Lombardia, le altre “teste di ponte” del riciclo virtuoso sono macchie sparse in tutte le Regioni d’Italia. Purtroppo voci isolate nel deserto. Si da per scontato che un confine amministrativo diventi un abisso di civiltà: riciclo, green economy, sostenibilità e futuro, e pochi metri più in là, disservizio, discarica, talvolta ecomafia e emergenza. Non rassegnamoci.

Terzo: le città più grandi. Solo 6 città capoluogo di provincia sono riciclone (oltre il 65%), due al sud e quattro al nord. Nessuna oltre i 200 mila abitanti. La spaccatura non è più tra un’Italia virtuosa nel Nord e una arretrata a Sud, ma tra una buona metà di comuni piccoli e virtuosissimi e una Italia immobile, rappresentata da tutte le sue maggiori città. Non è un segno del destino: nei quartieri di Torino e di Milano con una moderna raccolta differenziata porta a porta, frazione umida compresa,siamo già oggi al 50 – 65% di differenziata. Cosa aspettiamo? Anche a Roma?
L’Italia è oggi divisa. Tra chi aspetta che qualcuno la tiri fuori dalla crisi e dall’immobilismo, e chi si rimbocca le maniche, capisce dove va il mondo, e crea le condizione per la “terza rivoluzione” industriale, quella in cui l’organizzazione, il sapere, sostituiscono lo spreco di materiali e di energia.

Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente
Andrea Poggio, vicedirettore Legambiente

 

 


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