Per riciclare davvero, trionfa il "porta a porta" (2004-2009): Veneto e Piemonte surclassano la Lombardia, Salerno diviene riciclona

Al decennale del concorso (2004) i tempi (e i comuni) sono più che maturi perché prevalga la qualità del servizio, il riciclaggio effettivo, l’economia del servizio sulla percentuale di raccolta differenziata.

Nasce l’Indice di buona gestione comunale dei rifiuti, in cui la quota differenziata sarà solo uno dei 23 indicatori che concorreranno all’attribuzione di un voto (da 1 a 100) da assegnare: d’ora in poi, nel voto e nella graduatoria “riciclona” pesano in modo crescente i sistemi in grado di garantire la qualità dei materiali, un miglior servizio al cittadino, la riduzione dei rifiuti, la tutela dell’ambiente. È ormai evidente che il sistema di raccolta “porta a porta” conduce a risultati ed economie maggiori dell’apparentemente più comodo e semplice sistema del “cassonetto stradale”.

Vince l’edizione del decennale Villafranca d’Asti (in base alla percentuale di raccolta differenziata) ma il vero vincitore, secondo i nuovi criteri, sarà il comune di Fumane (VR) con 90 punti. La Lombardia cede sempre più il terreno al Veneto e al Piemonte meglio organizzati con un efficiente sistema consortile.

Due altre iniziative, con diversi risultati. Il nuovo concorso sugli acquisti pubblici, collegato al neonato decreto sul GPP: la nostra indagine, purtroppo, anticiperà l’insuccesso del decreto. Mentre successo crescente avranno le edizioni regionali del concorso “Comuni ricicloni” con la collaborazione delle rispettive autorità locali.

Il numero di ricicloni continuerà a salire nonostante l’incombere della nuova legge delega e di politiche votate all’indebolimento del sistema pubblico di gestione, promosse dai governi di allora.
Il concorso stimolerà l’attenzione sulla capacità del riciclaggio per contenere l’emissione di gas climalteranti, contributo dimenticato dal Governo di quel momento nella contabilità economica per il contenimento dei gas serra. Nello studio “Il riciclo eco-efficiente” del 2005, si mette in evidenza che il contributo del riciclo alla riduzione di CO2 sarebbe compreso tra 51 e 72 milioni di tonnellate di CO2 equivalente a fronte di un totale nazionale di 533 milioni di tonnellate. Per la prima volta (2005) dopo gli esordi di Milano, una grande città entra nelle graduatorie: è Torino che raggiunge la soglia del 35% di raccolta differenziata.

Nel 2008, di fronte all’ennesima emergenza rifiuti in Campania, sotto l’attenzione dei media internazionali, si farà a gara per spararla più grossa: prima si punterà tutto sulla realizzazione record di quattro inceneritori poi all’intervento dell’esercito.
Legambiente porta gli esempi “ricicloni” all’attenzione delle istituzioni. Le imprese che coraggiosamente investono sugli impianti di riciclaggio sfidando le ecomafie: ci aiutano il consolidarsi di casi di successo, come l’arrivo del primo capoluogo meridionale tra i ricicloni (Salerno) e la comparsa nelle classifiche dei comuni sardi, costretti a rimboccarsi le maniche da una stringente legge regionale (imposta da Renato Soru). L’80% dei ricicloni è ancora nel nord est del Paese, mentre in gran parte d’Italia imperversa la raccolta a cassonetto e la discarica.

 

 


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