Riciclare è green economy (2010-2012): L’affermazione dell’Italia riciclona, che ancora convive con quella delle ecomafie

La storia recente dei Comuni Ricicloni testimonia un’Italia in cui, grazie alle scelte di amministrazioni pubbliche, di singoli cittadini capaci di cambiare consapevolmente abitudini di vita, di migliaia di imprese, di decine di migliaia di lavoratori e tecnici, si producono nuovi redditi e nuove materie prime per l’insorgente green economy del riciclo. Una sfida di civiltà che ha creato economia salvaguardando l’ambiente. L’alternativa è rappresentata da un’Italia che ha compromesso il nostro territorio, avvelenandolo con discariche abusive e non, sperperando soldi pubblici per bonifiche che non finiscono mai.

La spaccatura tra nord e centro sud si attenua rispetto al nuovo vistoso contrasto: le tante eccellenze nei comuni piccoli e medi, persino le città sino a 100/200 mila abitanti e le capitali, Roma e Napoli in testa sul versante opposto. Solo a partire dal 2012 qualcosa si muove: nei quartieri in cui si intraprende una raccolta porta a porta, compresa la frazione umida compostabile, a Torino e a Milano, la raccolta finalizzata al riciclaggio balza subito al 50-60%.

Gli ultimi tre anni del concorso sono segnati dal consolidamento del Triveneto e dalle sue vincenti realtà consortili, dall’affermazione con successo del sistema consortile anche nelle Marche, della tenuta di Sardegna e Campania con Salerno, che arriva a superare il 70% di raccolta differenziata.
Ma, mentre Piemonte e Lombardia tengono comunque il passo, un’altra regione del nord, la Liguria, non riesce ad uscire da una situazione di stallo che la relega in una condizione di grave arretratezza, mentre il rapporto “Riciclo ecoefficiente 2012” ci informa che siamo secondi solo ai tedeschi per capacità industriale di riciclaggio! Basterebbe poco, quindi, per fare ancora meglio e aggiungere altre realtà ai (quasi) 1500 ricicloni che ci fanno sentire in Europa.

Questo triennio sarà nel segno di Ponte nelle Alpi (BL), l’eccezione che conferma la regola, dal momento che gestisce in autonomia i propri rifiuti non facendo parte di nessun consorzio, proprio a due passi dai territori del Priula e Treviso 3. Porta a porta, sistema tariffario premiante per la riduzione della parte indifferenziata, un servizio calibrato anche per i non residenti sono i punti vincenti del comune bellunese. Vent’anni di comuni ricicloni hanno fotografato una Italia ancora incapace di scegliere, una classe dirigente (politica, amministrativa, imprenditoriale pubblica e privata) divisa tra vecchio e nuovo. Il confine amministrativo di un comune o di una regione separano comunità riciclone da quelle in emergenza, imprese già proiettate nella green economy da territori dominati da imprese/carrozzoni pubblici o controllati dalle ecomafie.

 

 


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