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14 Ottobre 2014 SBLOCCA ITALIA O SBLOCCA INCENERITORI?

Avrebbe dovuto “sbloccare l’Italia”, incidendo strategicamente nel quotidiano dei cittadini e degli attori della pubblica amministrazione, mediante un effettivo snellimento delle procedure e una reale delegificazione. Nella realtà, invece, il decreto Sblocca Italia introduce solo innumerevoli deroghe ed eccezioni, la cui applicabilità dovrà essere volta per volta valutata con lunghe analisi, determinando un ennesimo stato di confusione e un allungamento dei tempi. Ricorre poi a piene mani allo strumento del commissariamento, dimenticando le passate disastrose esperienze di gestione commissariali in tema di gestione dei rifiuti, depurazione, fognature, bonifiche, rischio idrogeologico, che, oltre a non aver risolto le decennali emergenze, sono state esse stesse causa di sprechi, di blocco delle procedure d'inchieste a scapito della trasparenza e della legalità.

Inceneritori. Lo sblocca inceneritori è inutile oltre che dannoso. Il successo della raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio di questi anni ha sostenuto sempre di più la filiera industriale del recupero delle materie prime seconde, uno dei pilastri della nostra green economy, e ha notevolmente ridimensionato il bisogno del recupero energetico da combustione di rifiuti urbani non altrimenti riciclabili. Il quadro impiantistico sull’incenerimento in Italia è saturo. In questo scenario non ha più senso costruire nuovi impianti di incenerimento/gassificazione per rifiuti mentre è fondamentale procedere alla realizzazione di impianti di digestione anaerobica per l’organico da raccolta differenziata e per altri rifiuti biodegradabili compatibili (fanghi di depurazione, residui agroindustriali, etc.), ancora poco presenti soprattutto nelle regioni centro meridionali.

Bonifiche. Il decreto Sblocca Italia sulle bonifiche rischia di alimentare ulteriormente la confusione in un settore che fino ad oggi non ha raggiunto risultati soddisfacenti. Abbiamo 100mila ettari di territorio avvelenato da rifiuti industriali di ogni tipo; 49 siti di interesse nazionale da bonificare; bonifiche completate praticamente assenti; il ministero dell’ambiente che arranca nel gestire decine di conferenze dei servizi mentre i responsabili dell’inquinamento ne approfittano per spalmare su più anni gli investimenti sulle bonifiche; numerose inchieste della magistratura sulle false bonifiche e sui traffici illegali dei rifiuti derivanti dalle attività di risanamento. Le soluzioni al problema inserite in quest’ultimo decreto sono sbagliate e controproducenti grazie a nuove definizioni di siti nazionali da commissariare, prevedendo anche varianti in corso d’opera negli interventi di bonifica, con conseguente dilatazione dei costi delle opere pubbliche.

 

 

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