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16 Dicembre 2014 UN MARE SI SPAZZATURA

Si tratta - a detta dei ricercatori statunitensi, neozelandesi, cileni, francesi, sudafricani e australiani che hanno compiuto questa stima – di cifre “molto prudenti” e che possono essere considerate come un quantitativo minimo.

Bottiglie, sacchetti, polistirolo e altri imballaggi, ma anche particole di natura industriale vengono buttati in mare o trascinati da correnti fluviali e marine, dai venti. La situazione è peggiorata nell’ultimo quarto di secolo, immense zone di convergenza sono state create dalle correnti, la più nota di tutte è il Great Pacific Garbage Patch anche nota come la grande discarica del pacifico che si trova nel Pacifico Settentrionale ed ha una superficie stimata di 3,4 milioni di kmq.

Il team di ricercatori che ha compiuto il “censimento della plastica” ha raccolto dati dal 2007 al 2013, in ventiquattro campagne oceanografiche e 1500 siti-campione. Ovviamente la plastica non si accumula solamente nei vortici oceanici, ma è diventata un problema serio anche al largo delle coste, comprese quelle del Mediterraneo.

La quantità di residui plastici presente negli oceani è circa un millesimo della plastica prodotta nel 2012 in tutto il mondo, 288 milioni di tonnellate. Ma il problema resta comunque immane per le conseguenze per gli ecosistemi marini sono gravissime a causa della degradazione a opera dei raggi ultravioletti, della biodegradazione, dell’ingestione da parte degli organismi marini e degli accumuli sulle coste. La contaminazione “abbraccia” tutta la catena alimentare e dallo zooplancton può arrivare fino all’uomo. I pezzi di plastica vengono inoltre ingeriti da numerose specie marine, dalle tartarughe ai pesci, dagli uccelli ai mammiferi, e provocano lesioni interne, avvelenamenti e soffocamenti.

 

 

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