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09 Settembre 2015 LEGAMBIENTE: "ILLOGICO IMPIANTO TRATTAMENTO CSS A LANCIANO"

"L'Abruzzo ha bisogno di impianti che siano di supporto alla raccolta differenziata, in modo particolare - dichiara Luzio Nelli della segreteria regionale di Legambiente - impianti di compostaggio e di recupero di materia in una strategia di economia circolare . Se il governo Renzi continuerà sulla strada del Dpcm sblocca inceneritori, ci sarà un solo risultato: lo stallo totale che farà felici ancora una volta i tanti signori delle discariche che continuano a fare soldi e governare il ciclo dei rifiuti grazie alle inesistenti politiche di settore. In barba alle tante esperienze virtuose messe in campo dai comuni ricicloni e dalle aziende serie che hanno sottoscritto con entusiasmo il nostro manifesto per un’Italia rifiuti free. Legambiente è contraria alla realizzazione di questo impianto in quanto mal si colloca in un quadro regionale dove la differenziata è ferma al 40%, con un piano regionale dei rifiuti allo stallo che stenta a decollare con una carenza di impianti, tutto questo a vantaggio di una gestione che continua a lavorare sull’indifferenziato. Se fotografiamo lo stato dell’arte in Abruzzo in materia di rifiuti, possiamo affermare che l’indifferenziato è il rifiuto più trattato, anche grazie alla presenza di impianti tipo tmb (trattamento meccanico biologico), che insieme alla richiesta di realizzazione dell’impianto per Css decreterebbe definitivamente la fine della raccolta differenziata.

“Ormai – continua Nelli – quella del recupero energetico è un percorso che è entrato definitivamente in crisi, soprattutto grazie all’innovazione tecnologica che ha reso il recupero di materia assai più vantaggioso con ottime ricadute sugli aspetti ambientali e occupazionali. Basta scorrere il rapporto di Legambiente sui Comuni Ricicloni per vedere la provincia di Mantova e la città di Parma raggiungere percentuali altissime di raccolta differenziata (ben al di sopra dell’obiettivo di legge del 65% da raggiungere nel 2012) in cui gli impianti dedicati al recupero energetico sono andati in crisi, poiché con queste percentuali non viene soddisfatta la potenzialità dell’impianto. Puntare su questa tipologia di trattamento con i numeri che abbiamo adesso nella nostra regione significherebbe stravolgere la logica e la gerarchia, ribaltando le priorità dal riciclo al recupero energetico, con piena violazione delle direttive europee in materia rifiuti. Ridurre, riutilizzare, riciclare la materia, recuperare energia: sono queste le 4R che, applicate in quest’ordine, regolano la corretta gestione dei rifiuti, principi che da molti anni sono legge in Italia e in Europa”.

“Eppure in Abruzzo, anche se negli ultimi anni sono stati fatti dei passi avanti, solo il 40% dei rifiuti viene raccolto e avviato al riciclo, infrangendo le prime tre R e allontanandoci dagli obiettivi fissati a livello comunitario. Le discariche costituiscono ancora la via principale per smaltire i rifiuti, modalità che impedisce lo sviluppo di un ciclo virtuoso fondato su riciclaggio e prevenzione oltre a essere una pericolosa fonte di inquinamento per la salute dei territori, delle persone. La regione Abruzzo – continua Nelli – deve riprendere in mano il piano regionale dei rifiuti puntando con decisione e coerenza alla realizzazione di un sistema di gestione dei rifiuti che abbia come asse portante la raccolta differenziata, destinando le risorse già stanziate per gli impianti, in modo da raggiungere percentuali più vicine ai molti comuni virtuosi d’Italia. Di questo ha bisogno l’Abruzzo, di tanti impianti che non ci sono e che servirebbero molto ai cittadini e alle loro tasche. Serve realizzare gli impianti per trattare l’organico differenziato (recuperando energia con il biogas), che purtroppo continua a viaggiare quotidianamente su gomma per diverse centinaia di chilometri, spendendo inutilmente soldi in inquinanti trasporti e consumando gasolio. Serve costruire la rete capillare degli impianti per la massimizzazione del riciclaggio (ecodistretti, fabbriche dei materiali, etc) e per la preparazione per il riutilizzo dei rifiuti, mentre il Governo spinge sull’incenerimento. Solo dopo il raggiungimento di questi obiettivi si potrebbe prendere in considerazione un impianto Css qualora se ne ravvedesse la necessità”.

 

 

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