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26 Maggio 2016 EMILIA-ROMAGNA SEMPRE PIÙ AMICA DELL’AMBIENTE

 L’Emilia-Romagna, continuando nel suo percorso green, ha alzato l’asticella sugli obiettivi minimi da raggiungere di raccolta differenziata rispetto agli obblighi nazionali.
L’ambizione è quella di raggiungere, entro il 2020, il 73% di raccolta differenziata (ben 8 punti percentuali in più rispetto a quanto prescrive la legge nazionale), riciclare e recuperare il 70% di materia, ottenere una riduzione della produzione pro-capite dei rifiuti urbani dal 20 al 25%, rispetto alla produzione del 2011 e cercare di contenere il più possibile la quota di rifiuto indifferenziato senza superare il quantitativo di 150kg/ab annui.
«Siamo una regione – ha commentato il presidente della Regione Bonaccini – che, come testimoniano le cifre, sta andando verso il superamento delle discariche: credo inoltre che possiamo farcela anche a giungere nel futuro alla dismissione di qualche inceneritore, grazie a quanto vogliamo raggiungere in termini di raccolta differenziata, riciclaggio, produzione pro-capite».
Guardando al futuro, l’amministrazione regionale vuole entrare sempre più nell’ottica dell’economia circolare, dove ciò che fino a poco tempo fa veniva considerato scarto, diventa invece risorsa, consentendo il recupero di materia ed un risparmio reale per le casse pubbliche in quanto il costo di 1 kilo di rifiuto avviato allo smaltimento in discarica è decisamente maggiore rispetto al costo del suo recupero.
Ma quali sono gli strumenti di cui intendono avvalersi Bonaccini e l’assessore all’Ambiente Paola Gazzolo? Gli strumenti individuati sono principalmente la prevenzione e la raccolta differenziata, la tariffazione puntuale e l’incentivazione alla riduzione dei rifiuti non avviati a riciclaggio.
La prevenzione è ovviamente il punto di partenza, sul quale il coinvolgimento del cittadino è essenziale ed imprescindibile. Ad esempio la nuova normativa incentiva chiaramente il compostaggio domestico (o di comunità) per ridurre la frazione organica e reinserire “in proprio” il rifiuto nel suo ciclo naturale.
La tariffazione puntuale è già stata abbondantemente sperimentata in molte realtà d’Italia, tra cui Parma, il più grande e complesso tra i capoluoghi decretati “Ricicloni” nel 2015 da Legambiente, ed ha già dimostrato una notevole efficacia sia per quanto riguarda la riduzione effettiva di RSU sia perché incide in misura minore sulle tasche dei cittadini.
Infine le nuove disposizioni regionali prevedono la creazione di un Fondo destinato per metà a diminuire il costo del servizio di igiene urbana degli utenti dei comuni, mentre per l’altra metà “a ridurre i costi di avvio della trasformazione del servizio dei Comuni che intendono applicare una raccolta porta a porta che comprenda almeno il rifiuto urbano indifferenziato e il rifiuto organico o sistemi equipollenti che portino allo stesso risultato in quantità e qualità di riduzione di rifiuti non destinati a riciclaggio, finalizzati anche all’implementazione di sistemi di tariffazione puntuale, e per la realizzazione dei centri comunali per il riuso e per progetti comunali di riduzione della produzione di rifiuti”.
Attraverso queste misure l’Emilia-Romagna intende andare incontro alle indicazioni fornite dall’Europa attraverso la comunicazione della Commissione “strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva” del marzo 2010 e, cosa più importante, si favorisce la costruzione di una coscienza ambientale collettiva tra i cittadini, rendendoli consapevoli e partecipativi nella salvaguardia del territorio.

 

 

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