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31 Maggio 2016 FRAZIONE ORGANICA: NUOVO DECRETO RIGUARDANTE LE GESTIONE DEI RIFIUTI

 Il 19 aprile è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il testo del DPCM del 7 marzo, riguardante la gestione della frazione organica dei rifiuti urbani. La raccolta ed il trattamento di questo tipo di rifiuto ha una valenza economica oltre che ambientale, permettendo di riutilizzare un materiale, una volta trasformato in compost, che tempo fa sarebbe andato perduto.
Gli obiettivi principali di questo provvedimento, individuati all’interno dell’articolo 1, sono quelli di “prevenire e ridurre il più possibile gli effetti negativi sull'ambiente e sulla salute umana derivanti dalla gestione della frazione organica dei rifiuti urbani, e per raggiungere gli obiettivi stabiliti dall'Unione europea in tema di riciclaggio e di riduzione del conferimento in discarica dei rifiuti biodegradabili”. Questo decreto, come specificato nell’art.2, definisce gli impianti di recupero sia di trattamento aerobico di compostaggio sia di digestione anaerobica della frazione organica, indicando “le necessità impiantistiche per la corretta gestione della frazione organica raccolta in maniera differenziata”.
Il decreto segue sostanzialmente tre linee guida: riassume la situazione esistente riguardo gli impianti di recupero dell’organico, individua il fabbisogno teorico del suo trattamento ed determina quello residuo di impianti.
Come riepilogato nell’Allegato I, per i dati si è fatto affidamento sui dati di ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) considerando unicamente gli impianti che trattano rifiuti da aree verdi e con oltre 1000 t annue di capacità (quelli con capacità inferiore sono stai esclusi “in quanto non sempre ufficialmente censiti e non sempre realmente operativi”) e di origine alimentare, in esercizio al 2013, escludendo quindi gli impianti più recenti. Stesso problema riguardo i dati, raccolti nell’Allegato II, relativi al fabbisogno teorico, con un stima riferita ai dati del 2014.
In basi ai dati, le Regioni che risultano autosufficienti dal punto di vista degli impianti sono Veneto, Friuli, Umbria, Sardegna e Valle d’Aosta. Per quanto riguarda quest’ultima, la stima non considera che l’impianto esistente tratta solo la frazione verde mentre la frazione umida deve essere inviata fuori regione.
Dall’altro lato della classifica troviamo Campania, Sicilia, Lazio, Lombardia, Liguria e Calabria, mentre la Basilicata non risulta avere impianti che rientrino nella documentazione. Regioni che comunque “possono attuare politiche di prevenzione che riducono la produzione di rifiuti organici e quindi il fabbisogno di impianti di trattamento di tale frazione del rifiuto”.

Testo del DPCM disponibile qui.

 

 

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