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25 Maggio 2016 IL BIOWASTE CRESCE ANCORA

 Durante l’assemblea dei soci del Consorzio Italiano Compostatori (CIC) a Firenze del 12 maggio, è stata presentata la ricerca “La filiera del rifiuto organico. Un patrimonio italiano da valorizzare” realizzata da Althesys. L’assemblea è stata anche un’occasione d’incontro tra i diversi operatori del settore che hanno preso parte alla tavola rotonda “Dal biowaste una filiera virtuosa made in Italy” per discutere della situazione attuale e degli sviluppi futuri di un settore che continua a crescere.
Secondo i dati di Althesys, nel 2014 il volume d’affari generato dal biowaste è stato di 1,6 miliardi di euro con una filiera che dava lavoro a 12 mila persone ed una prospettiva di crescita del giro d’affari, entro il 2020, di 300 milioni e la creazione di 5 mila nuovi posti di lavoro e “benefici netti per il sistema Paese, solo con compostaggio e digestione, per 2 miliardi e mezzo di euro cui andrebbero, in prospettiva futura, aggiunti 1,3 miliardi di euro di ricadute economiche ed occupazionali della innovativa filiera del biometano”.
Proprio la produzione di biometano rappresenta l’area in cui si concentreranno gli sforzi economici nel prossimo futuro (400 milioni di euro di investimenti) dando la precedenza alle aree del Paese oggi meno sviluppate, con la previsione di una produzione di 205 ml m³ di biometano, di cui oltre la metà al Sud.
«Quella del rifiuto organico – ha detto Alessandro Canovai, presidente del consorzio – è la filiera del riciclo a più alta crescita e a maggior potenziale futuro, rappresentando un volano per occupazione e investimenti nonché un settore cruciale per la politica dei rifiuti in Italia. La raccolta della frazione organica ha infatti registrato tra il 2011 e il 2014 un incremento del 27%, passando da 4,5 a 5,7 milioni di tonnellate. E’ il fulcro della raccolta differenziata in Italia costituendone il 43%. Secondo le nostre stime entro il 2020 saranno raccolti e riciclati fino a 8 milioni di tonnellate di rifiuti organici all’anno».
Il settore del compostaggio e della digestione della frazione organica presentano ancora ampie potenzialità di sviluppo e risultano quindi essenziali per ridurre al 5-10% la quantità di rifiuto conferito in discarica ed allinearsi alle principali realtà europee. Per fare questo però «è necessario investire in nuovi impianti su tutto il territorio – chiosa il direttore generale del CIC Massimo Centemero – e lavorare su una strategia nazionale di waste management per valorizzare e favorire la crescita della filiera, uscire da logiche territoriali e locali per misurarsi su scenari europei e farsi promotori di politiche europee. Ci stupisce la scarsa considerazione della politica al ruolo del settore del biowaste. Le aziende CIC da più di vent’anni creano green jobs, sono coerenti con i principi dell’economia circolare e di fatto sono state le prime bioraffinerie ante litteram».
Dalla politica, invece, stava per giungere una norma che avrebbe creato enormi difficoltà ad un sistema che funziona e «fino a oggi senza incentivo alcuno rispetto ad altre filiere della raccolta differenziata» come ricorda Canovai. Una disposizione, contenuta all’interno del DDL 1328-B, che prevedeva “l’esclusione degli sfalci e le potature di parchi e giardini dal campo di applicazione dei rifiuti”, destinandoli invece alla produzione di energia, togliendo così 1,9 milioni di tonnellate su 5,7 t di rifiuti organici (il 33%) da un sistema virtuoso come quello del compostaggio della frazione organica. Fortunatamente per i compostatori l’articolo in questione (art. 41) è stato respinto dalla commissione parlamentare il 18 maggio.

 

 

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