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19 Gennaio 2016 LA NUOVA VERSIONE DEL DECRETO PRO-INCENERITORI DELUDE AMBIENTALISTI E COMITATI

“La nuova Bozza di Decreto, pur riducendo gli inceneritori strategici da 12 a 9 conferma gli assunti erronei pro-inceneritori di quello precedente, a partire da quello principale e più marcatamente sbagliato: pretrattamento dei rifiuti urbani residui (RUR) = incenerimento”, spiegano le Associazioni che oggi hanno scritto al Ministero dell’Ambiente . “Si continua a puntare sull’incenerimento quando l’andamento della produzione di rifiuti solidi urbani è da anni in calo. E la bozza di decreto presuppone che per corrispondere alle necessità di trattamento del rifiuto, obbligo previsto dalla Direttiva 99/31 sulle discariche, sia necessario far passare il RUR attraverso sistemi di trattamento termico. Ma non è così, e lo ribadiamo al Ministro dell’Ambiente Galletti, che con questo assunto testimonia il suo sbilanciamento a favore dell’incenerimento, in contrasto con le sue dichiarazioni pubbliche”.

La recente approvazione del ‘Collegato ambientale alla Legge di Stabilità 2014’ da parte del Parlamento italiano prevede una serie di interventi che vanno in assoluta controtendenza rispetto a questa bozza di DPCM, con ulteriori misure sulla prevenzione, il ritorno del vuoto a rendere, la promozione del compostaggio di comunità, lo stop al divieto del conferimento in discarica dei rifiuti ad alto potere calorifico ecc., misure che rendono ancor più macroscopici gli errori di impostazione della Bozza - hanno concluso i rappresentanti delle Associazioni -. Invitiamo il Ministro dell’Ambiente Galletti a ripensarci, aprendo un confronto vero per definire strategie e strumenti operativi che consentano davvero di procedere sulla strada della riduzione dei rifiuti, del recupero e riuso dei materiali e dello smaltimento della quota residua dei rifiuti in linea con le normative e gli scenari europei. Noi siamo pronti a dare il nostro contributo di idee ed esperienze”.

 

Scheda sul testo del nuovo DPCM su incenerimento

L'unica novità rispetto alla bozza dell’agosto scorso è l'eliminazione dei 3 nuovi inceneritori previsti al Nord (Piemonte, Veneto, Liguria) perché si assume un “equilibrio a livello di macroarea Nord”. Per il resto viene confermata la previsione di 9 nuovi inceneritori nelle altre regioni già individuate (oltre all’ampliamento di un paio in Puglia e Sardegna).

Non vi è alcuna connessione logica con gli scenari incrementali previsti dal nuovo Pacchetto europeo sull’Economia circolare pubblicato il 2 dicembre 2015.

Non vi è nessuna revisione dei calcoli per le Regioni con nuove programmazioni in corso di preparazione (sono stati rivisti i calcoli solo per le Regioni con nuovi Piani già approvati). Viene introdotto all’art. 6 un comma che prevede la possibilità di revisione periodica delle previsioni del Decreto, ma solo “in presenza di variazioni documentate”, dunque solo a consuntivo e non in base alle previsioni delle programmazioni regionali per il futuro. In un altro comma dell’art. 6 viene prevista la possibilità di tenere in considerazione anche “le politiche in atto relative alla dismissione di impianti (...) per le sole Regioni (...) caratterizzate da una sovraccapacità di trattamento (...)”: si tratta di un comma che intende evidentemente depotenziare il conflitto istituzionale con la Lombardia, ove il caso della sovraccapacità è clamoroso, ma senza alcuna coerenza con la previsione fondamentale della bozza che, individuando solo l’incenerimento come destinazione ultima del rifiuto residuo, cancella le previsioni, incluse nella precedente bozza, dei 3 nuovi inceneritori per il Nord.

Quindi, pur partendo da un punto condivisibile, cioè dalla necessità di allestire capacità di trattamento per superare le procedure di infrazione relative all’assenza di pretrattamento del rifiuto da smaltire, la bozza ribadisce il principio (irricevibile per le Associazioni) del “pretrattamento = incenerimento”, secondo un principio che non trova fondamento in alcuna Direttiva europea e che non tiene conto dei problemi che tale approccio porrebbe in prospettiva, visti gli scenari di massimizzazione progressiva del recupero di materia resi imprescindibili dalla crisi globale di scarsità delle risorse e dalla strategia dell’Unione europea sull’Economia circolare che vuole darvi soluzione.

Questo documento, inoltre, non tiene conto delle programmazioni che in vari territori si stanno sviluppando in altra direzione (impianti di pretrattamento a freddo intesi al recupero di materia, cosiddette “Fabbriche dei materiali”) con l’obiettivo di accompagnare una ulteriore crescita delle raccolte differenziate.

 

 

 

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