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13 Gennaio 2016 LEGAMBIENTE CRITICA SU PROPOSTA IREN

La Stampa del 24 dicembre, riportava la presentazione di un “piano rifiuti” presentato da IREN al Comune di Torino ed alla Regione Piemonte in cui si prospetta una rivoluzione del sistema di raccolta: solo la frazione organica verrebbe raccolta porta a porta, il vetro solo con campane stradali e tutte le altre frazioni (carta, lattine e barattolame, plastica ed indifferenziato) saranno raccolte in un unico contenitore stradale e differenziate a valle della raccolta in un impianto da costruire entro il 2020 a Borgaro (impianto che aumenterà l’inquinamento dell’aria per l’alto numero di mezzi pesanti in transito giornalmente e per le emissioni di polveri sottili dalla lavorazione)
Mentre tutta Europa va verso una differenziazione più spinta, Iren imbocca la direzione contraria.
Una scelta antistorica, antieconomica e antiecologica.
“Ancora una volta – dichiara Sergio Capelli, referente rifiuti di Legambiente Metropolitano - ci raccontano di come si sia “raggiunto il limite” per Torino, dimenticandosi che Torino non ha mai completato la diffusione della raccolta porta a porta su tutto il territorio cittadino e che nei quartieri in cui è attiva la raccolta domiciliare si è facilmente raggiunta la quota del 60% di differenziazione pur con un servizio lacunoso e gestito in modo non ottimale (ad es. senza una univoca e funzionale regolamentazione dell’esposizione dei contenitori e senza alcuna incentivazione economica alla RD).
Ancora una volta ci parlano di limiti che sembrano essere solo torinesi: Parma, Treviso, Lucca e Trento (solo per citare alcuni dei casi italiani più recenti di capoluoghi che, dopo aver esteso la raccolta porta a porta a tutto il loro territorio, hanno implementato anche la tariffazione puntuale cioè una modalità di tariffazione che incentiva economicamente gli utenti ad una maggiore differenziazione) sono lì a dimostrare come non sia vero che nelle grandi città non si possano ottenere risultati d’eccellenza. Sia Milano che Firenze e Venezia hanno da tempo superato Torino nella percentuale di raccolta differenziata, raggiungendo anche quota 61,5% nel 2014 (rapporto rifiuti Ispra 2015).
Ancora una volta si ignorano i dati. Con la Deliberazione G R 21 dicembre 2015, n. 72-2682 sono stati resi noti i dati ufficiali di produzione rifiuti urbani e di raccolta differenziata relativi al 2014, che ci dicono cose molto chiare sia per quel che riguarda le percentuali di raccolta che per quel che riguarda la produzione di rifiuti: il consorzio con le migliori performances è il Consorzio Chierese Servizi con il 74,1% di raccolta differenziata (unico con il Consorzio Basso Novarese, altro Consorzio ad aver adottato diffusamente la tariffazione puntuale, a centrare l’obiettivo di legge del 65%) contro una media regionale del 53,5%; con una produzione pro capite di 364 kg/anno di rifiuti contro una media regionale di 456,1 kg/anno per abitante; con solo 94 kg/anno per abitante di rifiuto indifferenziato avviato a smaltimento contro una media regionale di 212,2 kg/anno per abitante. I dati di Torino sono da fondo classifica, in tutte le voci: 42,2% di raccolta differenziata (ultima posizione assoluta); una produzione totale pari a 482,6 kg/anno per abitante; 278,9 kg/anno per abitante di rifiuti avviati a smaltimento. Dati, fra l’altro, che visto lo scarso impegno sul tema della diffusione si RD più efficienti e di maggior qualità delle giunte susseguitesi nel tempo, sono stabili da parecchi anni a fronte di un miglioramento delle realtà circostanti”.
In tutto questo sembra che ci si dimentichi che la riduzione a monte, il riuso ed il riciclo di materia non sono una libera scelta, ma un obbligo di legge. La Direttiva europea 2008/98/CE, recepita nell’ordinamento nazionale dal D.Lgs. 205/2010 (art. 181 del D.Lgs. 152/2006) definisce target per il riutilizzo e riciclaggio di specifici flussi di rifiuti. Il raggiungimento di tali target è strettamente legato ad un miglioramento qualitativo e quantitativo della raccolta differenziata. Resta l’obiettivo di legge del 65% di RD (era da raggiungere entro il 2012), si aggiungono nuovi obiettivi: i rifiuti urbani domestici dovranno essere preparati per il riutilizzo ed il riciclaggio per almeno il 50% in peso, quelli da costruzione e demolizione per almeno il 70%.
Non solo. La direttiva Europea fissa delle priorità nelle azioni per la gestione dei rifiuti: riduzione della produzione dei rifiuti, riutilizzo, e poi raccolta separata e preparazione per il riciclaggio. Il piano presentato da IREN, qualora dovesse essere applicato, non avrà effetto sulla riduzione della prevenzione rifiuti, anzi, il ritorno alla raccolta stradale incentiverà ulteriormente la produzione degli stessi; non inciderà sulla percentuale di raccolta differenziata (di fatto annullandola); riuscirà unicamente ad aumentare la quantità di rifiuti che dovranno essere smaltiti (a pagamento) presso l’impianto di incenerimento del Gerbido di cui IREN stessa è proprietaria. Un conflitto di interessi che dovrebbe indurre l’amministrazione di Torino ad una seria riflessione prima di prendere in considerazione tale piano.
Va inoltre evidenziato che il piano di IREN, se realmente applicato, determinerebbe inevitabilmente una drastica riduzione delle quote di effettivo riciclaggio poiché la percentuale di umido presente attualmente nel rifiuto residuo nelle zone in cui viene effettuata la raccolta domiciliare dell’organico oscilla ancora tra il 20 ed il 30 % mentre nelle zone in cui viene effettuata una raccolta stradale del residuo arriva anche a superare il 40%.
“Per questi motivi, nel rispetto della normativa vigente, – conclude Carla Pairolero, presidente di Legambiente Metropolitano- chiediamo che il piano presentato da IREN venga respinto senza possibilità di appello e che si vada verso un sistema integrato e virtuoso di raccolta differenziata porta a porta su tutto il territorio cittadino e di tariffazione puntuale”.
 

 

 

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