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26 Ottobre 2017 “CAMBIOPULITO”: IL 1° REPORT

A 7 giorni dal via libera in seconda lettura al Senato al Ddl che dovrebbe disciplinare in maniera più organica lo strumento del whistleblowing in Italia, la piattaforma CambioPulito (cambiopulito.it), che ne rappresenta il primo esempio che coinvolge un’intera filiera di aziende private presenta il 1° Report di attività.

122 segnalazioni registrate, quasi una al giorno, 80 aziende segnalate, di cui 50 con specifica documentazione e 14 operatori commerciali attivi principalmente online, oggetto di 34 segnalazioni, cui sono associate, con descrizioni e documentazioni precise e circostanziate, pratiche illegali di evasione dell’IVA all’acquisto di pneumatici o mancato versamento del contributo ambientale per la gestione dei PFU. Elementi che hanno già consentito di inoltrare diverse delle segnalazioni raccolte al Comando Tutela Ambiente dell’Arma dei Carabinieri, per i necessari approfondimenti sulle diverse cause che portano alla generazione illegale di PFU.

“I risultati raggiunti in questi primi cinque mesi di gestione della piattaforma CambioPulito dimostrano l’efficacia del sistema di whistleblowing condiviso da tutte le realtà che hanno deciso di costituire l’Osservatorio sui flussi illegali di Pneumatici e PFU, ha dichiarato Enrico Fontana, coordinatore dell’Osservatorio; un’assunzione di responsabilità, fatta su base volontaria, che costituisce un contributo prezioso in una situazione difficile, anche davanti ai ritardi di chi dovrebbe assicurare risposte istituzionali”.

Attraverso CambioPulito, promossa dall’Osservatorio sui flussi illegali di Pneumatici e PFU, una filiera di oltre 50.000 aziende in Italia sta dando un segnale chiaro e deciso contro l’illegalità (oggi l’accesso è riservato agli operatori del settore servizi dai consorzi e dalle associazioni di categoria partner), che genera ogni anno 30-40mila tonnellate di PFU che non esistono per il fisco e sono fuori dal target fissato dalla legge per il sistema nazionale di gestione, finanziato dai cittadini e dalle vendite regolari. Un messaggio chiaro, che ha permesso di mettere a fuoco meccanismi rodati di introduzione irregolare in Italia di pneumatici destinati alla vendita irregolare.

Come detto, gran parte di tali flussi avvengono tramite vendite online, prevalentemente da società e siti web registrati all’estero (soprattutto Germania, USA, Belgio) che introducono pneumatici poi destinati alla vendita su tutto il territorio nazionale con una dinamica che poi si salda con successive vendite in nero. Il circuito B2B (business to business), cioè tra imprese e intermediari, è responsabile della maggior parte di questi flussi: attraverso sistemi di triangolazione tra produttori e intermediari esteri, alcuni operatori commerciali esteri sistematicamente evadono IVA e contributo e attuano una concorrenza sleale verso le aziende in regola, rispetto alle quali sono in grado di proporre pneumatici con prezzi inferiori di circa il 20%.

La geografia di tal dinamiche interessa un po’ tutta Italia: dal Nord d’Italia e in particolare dal Veneto, avviene l’ingresso di grandi quantità di pneumatici con evasione dell’Iva e del contributo ambientale; un territorio che funge da snodo logistico con una forte concentrazione nelle province di Verona, Treviso e Vicenza.

Oggetto di numerose segnalazioni anche le province di Novara e Torino in Piemonte, Como, Bergamo e Cremona in Lombardia. Una volta entrate nel nostro territorio, le gomme trovano facili canali di commercializzazione soprattutto al Sud, toccando numerose regioni: la Campania (province di Napoli e Caserta le più colpite), la Puglia (le aree industriali di Foggia e Bari e la provincia di Brindisi), la Sicilia (nel catanese), la Calabria (Cosenza e Catanzaro), la Basilicata (zona industriale di Potenza).

Gli operatori corretti sono stanchi di tutto ciò e lo manifestano su CambioPulito attraverso descrizioni puntuali, dando indicazioni su persone, episodi concreti, inviando a sostegno immagini di documenti di vendita irregolari (senza Iva e senza contributo) e portando all’attenzione annunci di vendita online (in particolare sui social network) a prezzi stracciati.

Ogni singola informazione registrata sulla piattaforma viene passata al vaglio da Legambiente, che la gestisce, attraverso fasi su successive di “presa in carico”, “valutazione”, “decisione”, con possibili richieste di informazioni integrative o chiarimenti al segnalante (sempre tramite la piattaforma online e in forma anonima) per poi arrivare ad una condivisione con i membri dell’Osservatorio.

Il passaggio successivo non può che riguardare l’informazione, su alcune segnalazioni di particolare gravità e rilevanza, alle Forze dell’Ordine: delle 43 segnalazioni attualmente in fase di follow-up, cioè che hanno concluso la fase di valutazione interna, una parte è stata inoltrata, per gli eventuali sviluppi investigativi, al Comando Tutela Ambiente dell’Arma dei Carabinieri.

Tutto ciò mentre siamo alla vigilia di una nuova emergenza sul fronte della gestione dei PFU, come detto, a causa delle quantità eccedenti i target dei consorzi; tali quantità si stanno già accumulando presso gli operatori del mercato del ricambio, dove rischiano di restare fino al nuovo anno, quando i consorzi, che a breve avranno raggiunto il totale dei quantitativi da raccogliere e recuperare nel 2017, così come finanziato alle vendite regolari, avranno nuove risorse su cui riavviare la raccolta con un nuovo target da raggiungere. Una situazione critica che si ripete ormai ad ogni fine d’anno, proprio perché il sistema di gestione, i consorzi, non hanno strumenti per distinguere tra PFU provenienti da vendita regolari oppure no e i flussi illegali che introducono pneumatici nuovi sono floridi e consolidati.

Per questo, tra i temi più urgenti su cui l’Osservatorio sta lavorando in parallelo è quello della tracciabilità dei pneumatici. In particolare, a seguito dei sondaggi preliminari sviluppati da Confartigianato, l’Osservatorio ha deciso di dotarsi di uno strumento di tracciabilità della generazione di PFU, utile alle imprese e alla corretta gestione del sistema. Un ulteriore passo in avanti, dopo lo sviluppo della piattaforma di whistleblowing, in quell'assunzione di responsabilità condivisa che caratterizza i lavori dell’Osservatorio stesso.
 

 

 

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