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21 Marzo 2017 IN ITALIA IL RICICLAGGIO DEI RIFIUTI INERTI NON DECOLLA

Cemento armato, mattoni, telai delle finestre, vetro, metalli vari, cavi del circuito elettrico, tubazioni, ceramiche. Sono alcuni dei materiali “di scarto” delle costruzioni e delle demolizioni edilizie che potrebbero diventare nuova materia prima, se avviati al recupero e al riciclo in modo corretto.

Purtroppo, secondo stime non ufficiali, si ritiene che in Italia quasi il 90% dei materiali provenienti dal settore edilizio finisca in discariche illegali oppure venga smaltito in modo indifferenziato in discarica, o comunque sfugga alle maglie della filiera del riciclo. Con danni per ambiente, filiera legale e imprese virtuose.

Eppure, le soluzioni per un cambio di passo esistono. Se n'è parlato al convegno “Edilizia e Infrastrutture: i rifiuti come materie prime” che si è tenuto alla Camera, organizzato dalla Commissione Bicamerale d’inchiesta sui rifiuti e dal Centro Materia Rinnovabile.

Le proposte delle associazioni del settore vanno dall’utilizzo dei macchinari di lavorazione degli inerti presenti in migliaia di cave italiane per trasformare i materiali da demolizione in materiali immediatamente riutilizzabili nell’edilizia alla creazione di un network tra le imprese della filiera per collaborare sulle soluzioni tecniche e per coordinarsi sulle razionalizzazioni economiche, fino all'accelerazione dell’adeguamento normativo necessario a dare slancio all’economia circolare.
Qualche dato sul fenomeno: il comparto dei rifiuti provenienti da demolizione e costruzioni vale circa un terzo del totale dei rifiuti speciali. In Europa sono 820 milioni di tonnellate di rifiuti, la voce più rilevante su una produzione totale di circa 2,5 miliardi di tonnellate.
Quello che emerge in Italia è che la quota di lavorazione in nero sfalsa del tutto i dati, dal momento che le stime ufficiali (Eurostat 2012) parlano di 53 milioni di tonnellate di rifiuti e di un riciclo che viaggia intorno al 70% mentre i Paesi Bassi, con una popolazione oltre quattro volte inferiore rispetto a quella italiana, registrano 81 milioni di tonnellate di rifiuti da costruzione e demolizione, la Germania 197 milioni, la Francia 247 milioni, il Belgio 24 milioni, la Gran Bretagna 100 milioni.
Le criticità principali della filiera del recupero degli inerti nel nostro Paese vanno dal nodo della burocrazia al peso dell'illegalità fino ai ritardi legislativi.
Pesa anche la concorrenza delle cave. In Italia, grazie anche alla particolare conformazione geologica e morfologica del territorio, sono attive oggi circa 4.800 cave che estraggono materiale a buon mercato, mentre circa altre 12mila sono quelle “a riposo” o definitivamente chiuse. L’impresa di costruzione considera quasi automatico rivolgersi all’acquisto e all’impiego di materiale naturale, anziché di aggregato riciclato. Nel resto d’Europa l’atteggiamento delle imprese costruttrici è diverso, sia per scarsità di siti estrattivi che per la cultura al reimpiego di materiali da costruzione e demolizione.

Così, mentre Paesi come l’Olanda, il Belgio e la Germania raggiungono o sfiorano il 90% di materiali edili recuperati, in Italia - secondo i dati Uepg (Union Européenne des Producteurs de Granulats) - la capacità di recupero sfiora a malapena il 10%. Arrivare al 70% reale di riciclo di materiali di recupero significherebbe poter chiudere almeno 100 cave di sabbia e ghiaia per un anno.
 

 

 

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