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02 Febbraio 2018 A VELE SPIEGATE

 La Calabria è una regione legata indissolubilmente al mare. Con i suoi 800 km di costa e la sua posizione centrale nel Mediterraneo questa regione ha da sempre legato la propria storia all’acqua e ad i popoli che, solcando il Mare Nostrum, vi giungevano, lasciando testimonianze che hanno attraversato i secoli per arrivare a noi. Ed è proprio dal mare che, nel 1972, sono riaffiorati i famosi Bronzi di Riace, custoditi nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e divenuti simbolo della regione intera.
Popolo di pescatori e di navigatori i calabresi hanno il mare nel DNA ed è proprio per questo motivo, che devono assolutamente contrastare tutte le attività che generano una quantità di rifiuti impressionante che spesso e volentieri vengono “affidati” al mare, con la convinzione che nella sua immensità tutto si disperda senza lasciare traccia. Ovviamente non è così, anzi, la quantità di plastica che viene riversata in mare va a minare ogni aspetto dell’ecosistema marino fino a giungere persino sulle nostre tavole a causa dell’ingerimento da parte della fauna locale.
C’è chi sta provando a fare qualcosa in questo senso, cercando di dare una nuova vita alle vele ormai inutilizzabili. A Lamezia Terme Massimiliano Guzzo ha pensato bene di trasformare queste vele, giunte ormai alla fine del proprio ciclo, in oggetti di uso comune come scarpe, borse, pouf, giacche sartoriali, con tutti i particolari inerenti al materiale trovato in giro per il mondo.
Massimiliano è un artigiano con la passione per gli sport acquatici, inizialmente windsurf ed in seguito kitesurf. La sua attività, oltre ai lavori di tappezzeria e sartoriali, dà assistenza a tutti i praticanti di questo sport riparando le vele strappate ed usurate allargando la sua offerta a tutti i tipi di imbarcazioni. «Purtroppo alcune vele sono irreparabili – ci spiega Max – ho quindi deciso di trovare per loro un nuovo utilizzo, facendo così tornare a vivere un prodotto che altrimenti sarebbe considerato solo uno scarto e creando oggetti della nostra quotidianità».
Questi prodotti vengono esportati anche in Francia, Spagna, Svizzera, Australia e Nord America, dimostrando che c’è sempre un’alternativa e che l’economia circolare è una realtà anche nei settori più impensabili.

 

 

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