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26 Luglio 2018 CAMBIAMO STRADA?

È indubbio che non sempre, noi italiani, brilliamo per esempi positivi di gestione della nostra rete stradale per i motivi più vari: mancanza di fondi o difficoltà di gestire le poche risorse a disposizione, mancanza di controlli, contenzioso con Imprese, diffidenza nei confronti di nuove tecnologie. Come sempre accade, però, la tendenza della stampa, dei media e del cittadino “medio” è di fare “di tutta l’erba un fascio”. Anche all’interno di aree globalmente degradate, dal punto di vista delle pavimentazioni stradali, ci sono Enti che, con buone pratiche, stanno cercando di “cambiare strada”.
Come noto, il processo di confezionamento del conglomerato bituminoso è considerato nocivo perché, durante il ciclo produttivo, a caldo, gli aggregati vengono riscaldati ed essiccati con fiamma o aria calda ed i relativi prodotti della combustione generano emissioni in atmosfera anche durante le fasi di mescolamento, carico e scarico dei materiali. Tali emissioni di CO2eq (unità di misura che permette di pesare insieme emissioni di gas serra diversi) non sono dissimili da quelle generate nei cicli di produzione e lavorazione di frutta, pomodori, latte vaccino o del calcestruzzo. Ovviamente tutti gli impianti produttivi sono soggetti a limiti di emissioni in atmosfera ed ai relativi controlli da parte degli Enti preposti per il rispetto delle leggi vigenti.
Non è una novità l’esistenza sul mercato di prodotti come il rigenerante Iterlene ACF 1000 HP Green di Iterchimica che consente di produrre asfalti per tappa buche e piste ciclabili con il 100% di materiale fresato. Tale conglomerato è confezionato e steso a freddo quindi ad emissioni “zero”, con vita utile molto superiore ai tradizionali “freddi o invernali” prodotti a caldo a 160÷180°C o agli usuali conglomerati bituminosi a caldo stesi a 140÷160°C che male si prestano per utilizzi in città (per problemi legati alle scarse quantità ed ai tempi dei trasporti che fanno sì che le miscele arrivano in fase di stesa fredde e quindi non si compattano e non durano).
Nell’area della Città Metropolitana di Roma, negli ultimi quattro anni, sono state utilizzate circa 4.500 tonnellate di conglomerato a freddo prodotto con l’Iterlene ACF 1000 HP Green.
In termini di vantaggi ambientali, questo utilizzo corrisponde al raggiungimento dei seguenti obiettivi:
Risparmio del 100% degli aggregati da cava (ovvero circa 4.300 t);
Risparmio del 100% di bitume (ovvero circa 200 t);
L’80÷90% di risparmio energetico per la produzione (ovvero circa 300.000kwh);
L’elevatissimo abbattimento delle emissioni in impianto di CO2eq e di polveri sottili;
A quanto sopra vanno aggiunti i benefici in fase di stesa sia per gli addetti ai lavori, che non devono stendere conglomerati a caldo, sia per i cittadini, che non devono più sopportare il cattivo odore generato dalla stesa a caldo.
Come se non bastasse l’utilizzo di questa tecnologia green e realmente “circolare” aumenta la vita utile del ripristino rispetto ai metodi tradizionali sino ad oggi utilizzati. Si è verificato che la maggior durata è circa doppia rispetto sia al freddo tradizionale che al caldo, steso nelle situazioni usuali di una grande città.
Si spera che nel prossimo futuro siano sempre meno gli utenti a dover “cambiar strada” perché disastrata, bensì che gli Enti gestori proseguano e perseverino nell’utilizzo di tecnologie che consentono una reale economia circolare a beneficio dell’ambiente nel quale viviamo.

 

 

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