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06 Settembre 2018 LA REGIONE UMBRIA VERSO UN’ECONOMIA CIRCOLARE DEL RIFIUTO ORGANICO

L’organico è la frazione più problematica da intercettare, più dannosa se smaltita in discarica ma al contempo la più preziosa perché può essere recuperata e restituita alla terra sotto forma di compost (attraverso un processo di digestione aerobica) o per la produzione di biogas (digestione anaerobica).
Per stimolare questa direzione Legambiente Umbria ha collaborato con la Regione e con l’ARPA per stimolare buone pratiche. Tra queste, il superamento della raccolta stradale della frazione umida e soprattutto, la spinta ad eliminare il conferimento di pannolini all’interno dell’organico stesso come avveniva (e continua ad avvenire, oltre all’utilizzo di sacchetti in plastica e non biodegradabili per il conferimento) in alcuni Comuni e l’incoraggiamento verso una raccolta porta a porta efficace nell’ottica di una futura tariffazione puntuale di cui beneficerebbero tutti, cittadini in primis.
In seguito ad una delibera di giunta (DGR n°34/2016), che dà indicazioni puntuali ai comuni su percentuali di raccolte differenziate da raggiungere e modalità di raccolta, molti comuni stanno attuando delle modifiche: le indicazioni su pannolini e pannoloni sono rientrate e, per la prima volta rispetto al primo monitoraggio fatto dall’ARPA che evidenziava una situazione allarmante con una media del 20% di materiale non compostabile nell’organico (con punte del 40%), stiamo riscontrando qualche miglioramento nelle analisi merceologiche. Il tema della qualità della raccolta è stato inserito anche in un’altra delibera regionale, la DGR 1362 del 2017, che ha introdotto criteri qualitativi con premialità e penalità economiche, in particolare per la raccolta differenziata dell’organico, che gli impianti di trattamento devono applicare ai Comuni conferenti. La stessa DGR affida all’Autorità Umbra Rifiuti e Idrico (AURI) il compito di rendere effettiva, entro il 2018, l’applicazione della norma, acquisendo le analisi merceologiche ed i dati necessari dai gestori ed imponendone il rispetto dei dettami di tipo economico. Infine, l’ARPA regionale ha posto, a partire dal 2018, come condizione per l’autorizzazione all’esercizio degli impianti di trattamento, la trasmissione dei dati delle analisi rilevate dai gestori degli impianti.
In linea con queste scelte e per stimolare le amministrazioni a migliorarsi continuamente e ad incoraggiare i propri concittadini a differenziare correttamente, Legambiente Umbria ha voluto introdurre un ulteriore paletto all’interno dell’edizione regionale di Comuni Ricicloni: oltre all’obiettivo di legge (del 2012!!!) del 65% di raccolta differenziata e al limite di 75 kg di rifiuto indifferenziato prodotto annualmente da ciascun abitante posto da Legambiente per essere definito Comune Rifiuti Free, e quindi premiato a livello nazionale, la costola regionale dell’associazione ha imposto una percentuale di materiale non compostabile presente nell’organico inferiore al 10%, che, dal prossimo anno, sarà ridotta al 5% proprio in virtù delle politiche regionali.
Tutte queste azioni stanno spingendo nella giusta direzione l’Umbria. Lentamente la Regione sta migliorando le proprie performance sia in termini di produzione di rifiuti (calata di oltre 80mila tonnellate annue nell’ultimo decennio) che di raccolta differenziata, raddoppiando la percentuale dal 2008. Dopotutto il “Cuore verde d’Italia” non può permettersi una pessima situazione per quanto riguarda la gestione dei rifiuti: in un Paese estremamente urbanizzato come il nostro è un dovere preservare la ricchezza ambientale e paesaggistica dell’Umbria, in un modo o nell’altro ne beneficeremo tutti.

 

 

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